Semiramide regina di Babilonia è in gabbia. Il potere l’ha plagiata e resa prigioniera. Una Semiramis presa a prestito da Calderòn De la Barca quella che ci accoglie in un surreale contesto asettico, dalle connotazioni di un bagno privo di sanitari, dove le luci al neon rimandano inevitabilmente ad una stanza del reparto psichiatrico.

foto di Federica Fioretti

Regina di un regno piastrellato di bianco, Semiramis si fa metafora dell’esasperazione e della disperazione cui viene soggiogata. Si fa carne di un potere che la devasta e la sminuzza.

Una bestia in gabbia, la figura di un lupo mediata dall’immagine di Agamben in Homo Sacer. Da qui sono partiti i Menoventi, nell’intento di scarnificare fino all’osso la regina assira presentandocela allo snodo principe del suo lucido delirio. La donna si attorciglia nel suo labirinto, cade in equivoco, è allucinata, in un vivido gioco di comunicazione in cui sembra inciampare casualmente. E’ un’escalation di vizio, perversione, violenza quella in cui si tramuta l’esasperazione della regina che, mutuando una citazione del regista Gianni Farina, potremmo esplicare con le parole di Girard “Il Re non regna se non in virtù della sua futura morte, egli non è altro che una vittima in attesa del sacrificio, bisogna che il re meriti il castigo che gli è riservato, bisogna fare di lui un mostro che emana tenebrosa potenza, per polarizzare sulla sua persona tutti i miasmi contagiosi e di convertirli in stabilità e fecondità”. Semiramis è sacrificata, quindi, in un curioso gioco di ruoli contrapposti, quello di lupo in gabbia e quello di agnello sacrificale. Il lavoro dei Menoventi parte dall’improvvisazione che viene successivamente distillata, cristallizzata e rielaborata. Semiramis parla, dialoga, non è mai sola e lo fa avvalendosi di tutti i mezzi a sua disposizione, la tensione muscolare e quella nervosa che si fa nevrotica, stizzita, la parola detta ma anche scritta, con il corpo, con i palmi e con le dita dei piedi.

E’ Consuelo Battiston a regalarci questa donna magnifica, portentosa e schiacciata nel giogo di ambivalenza tra potere e prigionia, a tal punto da perdere il senno. Una follia veicolata dalla segregazione al fondo della quale c’è l’Enzensberger di Pietà per i politici. I Menoventi, già vincitori di Dimora Fragile 07 e del concorso Loro del Reno, sono stati selezionati dall’Eti nell’ambito del progetto Nuove Creatività.

Valentina Capati